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Le auto del passato sono migliori
delle nuove. Ecco perché

Anche tu sogni di tornare al mercato automobilistico di 20/30 anni fa? 

Se la risposta è si ti troverai d’accordo (almeno in parte) con questo articolo.

Se, al contrario, reputi che il presente automobilistico sia di gran lunga migliore del passato, ti invito a continuare la lettura così da darmi un’occasione per farti riflettere.

Benefici dello sviluppo e della tecnologia

Assolutamente indiscutibili sono le evoluzioni avvenute negli utlimi 30 anni nel campo automobilistico sotto il punto di vista della sicurezza: airbag, telai più resistenti e montanti più spessi sono quelli più facili da individuare. Ma anche il comfort ha subito una vasta trasformazione come ad esempio finestrini elettrici, aria condizionata, computer di bordo, monitoraggio continuo di pressioni, livelli ecc.

Perciò non è tutto negativo.

Ma voglio illustrarti alcuni punti per cui reputo che il “vecchio” sia comunque migliore.

Semplicità delle auto

Il più lampante a mio parere, dato che basta aprire il cofano motore per accorgersi di quanti componenti in meno fossero presenti.  E meno componenti significa meno possibilità di problemi, a maggior ragione se quelli aggiunti sono per il 70/80% composti da circuiti e cablaggi elettrici il cui malfunzionamento causa il lievitare dei tempi di reperire ricambi specifici/manodopera e, di conseguenza, dei costi di riparazione. Al giorno d’oggi per svolgere il mestiere di meccanico-auto devi studiare anche le materie che trovi nel programma scolastico di chi farà l’elettricista.

In passato, da quanto mi è stato detto, ¾ dei componenti di un’automobile erano interscambiabili e quindi riutilizzabili su una miriade di marche e modelli differenti. Ricordo che persino mio padre (che lavorava in una ditta di tappezzeria e non aveva mai studiato nulla di motori) era in grado di mettere mano ad un motore, trovare il guasto e sistemarlo in completa autonomia, a volte anche senza il bisogno di ricambi ma semplicemente arrangiandosi con quello che c’era in garage; è questo uno dei punti più interessanti e forti che mi hanno trascinato in questo mondo.

Se si vogliono analizzare altri aspetti basta guardare la trasformazione che ha subito il volante, che si trova sommerso da migliaia di tasti e quasi perde il suo significato originale, lo scopo per cui è stato creato. Ancora più lampante è la lenta ma sempre più frequente sostituzione delle chiavi fisiche con telecomandi o tessere che vengono gettate in borsa chissà dove, tanto basta che siano all’interno del veicolo per poterlo mettere in moto.

Emozioni di guida

Forse il punto centrale. Basti pensare che le “vecchiette” sono tutt’ora molto divertenti da guidare e possono metterti a dura prova, nonostante abbiano la metà (se non meno) dei cavalli delle rispettive concorrenti sportive odierne. Questo perchè, avendo meno tecnologia, non dispongono di aiuti alla guida (servosterzo, controllo della trazione e della stabilità, ABS ecc.) e il comfort era il massimo che potevano dare ai tempi, perciò la macchina ti trasmette direttamente i suoi movimenti, le sue reazioni, le sue condizioni e anche quelle della strada senza smorzature dovute a telai o sospensioni studiate appositamente; tutto questo porta ad emozioni e sensazioni di guida che sui modelli recenti si fa fatica a trovare.

Ma perchè col tempo sono stati introdotti gli aiuti di guida?

La mia generazione è cresciuta con film e videogiochi riguardanti il mondo delle auto (sopratutto truccate e illegali) e alcuni di noi sono spregiudicati e pensano di esserne parte e di poter imitare i comportamenti visti, anche se non ne sono minimamente all’altezza. Ecco qui che i vari marchi sono chiamati a mettere una toppa a questo problema, studiando ed introducendo i vari aiuti alla guida come ABS, controllo della trazione e della stabilità, brake e line assist ecc.; fortunatamente, questi hanno contribuito ad evitare molte situazioni spiacevoli ma, a risentirne, è stato principalmente il piacere di guida ignorante e rozzo come piace a noi.

Varietà di design

Questo diventa un punto dolente sopratutto negli ultimi anni. Mi basta chiederti di confrontare, per esempio, l’estetica esteriore di alcuni modelli Volvo con quelli Audi; è palese che abbiano parecchi, troppi punti in comune.

Ovviamente queste scelte sono dettate da collaborazioni o studi mirati di mercato, ma portano alcuni modelli a variare semplicemente il marchio posto sopra di essi e noi ci ritroviamo ad avere meno scelta (in ambito del colpo d’occhio).

Parlando invece degli interni, su molti marchi (maggiormente premium) ci troviamo catapultati letteralmente in delle navicelle spaziali: led ovunque, cruscotti completamente digitali e “tablettoni” al centro della plancia con cui gestire molteplici aspetti dell’auto. Non vi è dubbio che il colpo d’occhio ci sia e faccia esclamare “WOW” a chi, come me, è nato nell’era della rivoluzione tecnologica, ma per quanto mi riguarda l’emozione che trasmette termina lì e torno a sentire la mancanza di quei due tasti plasticosi che rispondevano senza problemi alle nostre esigienze.

Competizioni sportive

Impossibile evitare di parlarne, visto che hanno contribuito in modo più o meno importante a decidere l’andamento e le richieste del mercato. Si sa che spesso, quando un marchio vince un campionato di rilievo, viene creata una versione particolare di un modello già esistente o addirittura una vettura per commemorare quel momento; si faceva ai tempi e si fa tutt’oggi.

La differenza è che ora corrono maggiormente prototipi o vetture le cui corrispondenti stradali sono per una fetta di mercato ristretta visto il coinvolgimento di marchi prestigiosi, mentre anni fa si correva addirittura con le stesse auto stradali ma elaborate dai vari team per estrarre il più possibile con il minor costo, visto che l’economia attorno a quel mondo era molto diversa rispetto ad oggi. 

Questo comportava la possibilità che gli appassionati potessero comprare le medesime vetture per cui tifavano a prezzi accessibili le quali, attraverso racconti pieni di emozioni (siano essi di gare o di eventi/ricordi di parenti o amici che ne possedevano una), riescono a raggiungere e rapire anche gente come me che non le ho vissute in prima persona. Ecco come sono diventate auto iconiche anche per noi, senza nemmeno averne vista una dal vivo.

Roberto Dragonetti. Cantù, 15 marzo 2020.

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